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Russi 1900 - 1920. Le radici dell'avanguardia.
Larionov, Goncharova, Kandinsky e gli altri

Conosciuta e studiata in Occidente solo dopo gli anni Sessanta, l'arte sovietica dei primi decenni del Novecento è stata una delle punte più avanzate della cultura artistica europea, ma le sue radici hanno trovato fertile terreno nello straordinario patrimonio dell'arte popolare russa.

Quando si parla di avanguardia russa, la maggior parte delle persone pensa immediatamente a Kandinskij, Malevic e Chagall. Effettivamente questi sono alcuni dei nomi degli artisti più conosciuti, delle personalità che hanno esercitato un enorme influsso sull'arte di tutto il mondo.
In realtà, tuttavia, al movimento dell'avanguardia in Russia dell'inizio del Novecento partecipò un numero incomparabilmente più grande di artisti e i nomi di alcuni di essi hanno cominciato a diventare familiari soltanto negli ultimi due decenni, grazie alle tante mostre loro dedicate e alle numerose pubblicazioni che hanno visto la luce sia in Russia sia nel resto del mondo.

Michail Larionov, Natalija Goncharova, Pavel Filonov, Ivan Puni, Ol'ga Rozanova, Petr Sokolov, Vladimir Tatlin sono alcuni degli artisti più in vista dell'avanguardia russa, che richiamano ben precise associazioni ai cultori dell'arte.
Tuttavia non è possibile farsi un quadro completo dell'arte di quel periodo, se ci si limita solo ai nomi più famosi. La caratteristica delle tendenze innovative nella Russia, infatti, consisteva nella pluralità delle forme d'arte proposte dai vari artisti ed è proprio questa varietà, unitamente all'alto livello artistico delle opere, che conferisce al movimento dell'avanguardia russa una ricchezza senza pari.

I primi decenni del Novecento, quindi, sono stati anni straordinariamente ricchi d'intuizioni creative, in cui si sono moltiplicate fervide teorizzazioni, mostre, programmi, manifesti e teorie sull'arte. Anni in cui gli artisti russi, anche dietro la spinta degli sconvolgenti eventi storici, hanno attraversato un'esperienza creativa in equilibrio tra il richiamo della tradizione popolare e le suggestioni delle nuove forme espressive "suggerite" dagli artisti europei. Primi fra tutti sono stati Van Gogh, Cézanne, Gauguin, Modigliani, Picasso a indicare ai colleghi russi una traccia da seguire nella costruzione del loro linguaggio, mantenendo come ideale le opere dei primitivi. Ma mentre nel resto d'Europa, a Parigi soprattutto, gli artisti guardavano a mondi lontani ed esotici, alle antichità africane, egizie, cinesi e giapponesi, i pittori russi si sono concentrati sulle ricchezze dell'arte popolare del proprio Paese e hanno trovato nelle proprie radici popolari l'universo di suggestioni e di segni a cui ispirarsi.

Ed è questo il fulcro della mostra allestita curata da Evgenia Petrova, responsabile scientifica del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo. L'esposizione, infatti, è qualcosa di più di un'interessante trasposizione a Brescia delle gallerie e dei depositi un tempo sigillati nel Museo di Stato russo.
L'obiettivo della rassegna è inserire le circa ottanta opere presenti nelle sale di Palazzo Martinengo nel contesto e nel clima culturale e storico in cui sono nate.
A tal fine icone, oggetti d'uso quotidiano di raffinata manifattura artigianale, ricami, giocattoli, oggetti in legno e in argilla sono esposti accanto alle opere realizzate da pittori come Michail Larionov, Natalija Goncharova, Pavel Filonov, Ivan Puni, Ol'ga Rozanova, Petr Sokolov, Vladimir Tatlin, Vasilij Kandinsky e Kazimir Malevic che sono diventati essi stessi collezionisti di oggetti simili a quelli visibili in mostra e nei cui quadri hanno riproposto i segni, i colori caldi e le atmosfere che caratterizzano i manufatti frutto della creatività popolare.

Ecco così che l'astrattismo di Kandinsky e il suprematismo di Malevic - le due correnti più radicali dell'avanguardia russa - trovano un legame con le opere degli artisti loro contemporanei rimasti fedeli all'arte figurativa attraverso il ritorno alle forme semplici e primordiali e alla naturalezza.
Ed ecco così spiegata anche la comparsa sulle tele degli abiti vivaci e sgargianti dei contadini di Malijavin, delle nostalgiche e ironiche raffigurazioni della vita moscovita dei secoli XVI e XVII di Rjabuškin, delle scene di soggetto epico di Rerich, della laconicità delle figure della Goncharova, delle Veneri di Larionov, delle nature morte di Lentulov accanto all'interpretazione innovativa del tema del San Giorgio di Kandinsky.

Si tratta di una mostra, dunque, in cui sono fitti il dialogo e il gioco di rimandi tra arte "colta" e arte "popolare", in un continuo e vivace susseguirsi di suggestioni che fa emergere, sottolineandola, la stretta connessione tra l'avanguardia e la tradizione artistica nazionale. .

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Palace Edition del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo e Brescia Mostre)

(a cura di Caterina Vagliani)

 

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