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Dipingere la musica
Strumenti in posa nell'arte del Cinque e Seicento


Città famosa per l'arte della liuteria - una tradizione di strumenti musicali unica nel mondo - patria di Claudio Monteverdi e Antonio Stradivari, Cremona dedica una splendida mostra al tema della musica nella pittura del Cinque e Seicento, secoli in cui il connubio tra le due arti fu particolarmente intenso e affascinante.

Se già nel Medioevo si trovano rappresentazioni musicali soprattutto nell'arte sacra, tra Cinque e Seicento la musica occupa sempre più un posto di rilievo anche nelle tematiche profane, diventando fonte ispiratrice di nuovi soggetti e arricchendo la pittura di diverse possibilità espressive. In questi due secoli, inoltre, si assiste anche all'emancipazione della musica strumentale da quella vocale e, contemporaneamente, si verifica uno sviluppo senza precedenti sia degli strumenti sia dell'attività editoriale di testi musicali.

Obbiettivo della rassegna, dunque, è presentare questa vasta gamma di tematiche musicali nella pittura dei secoli XVI e XVII, durante i quali il confronto fra le due arti ha ispirato i pittori di tutta Europa inducendoli a evocare con colori e pennelli i significati e le simbologie più diverse connesse ai suoni della musica.

Curata da un comitato scientifico davvero autorevole, composto da tre studiosi del Kunsthistorisches Museum di Vienna - Sylvia Ferino-Pagden, Rudolf Hopfner, Wolfgang Prohaska - e, tra gli altri, da Nicola Spinosa, soprintendente a Napoli, e Anna Maria Petrioli Tofani, direttrice degli Uffizi, la mostra presenta quasi cento dipinti europei dei secoli XVI e XVII - concessi da numerose e prestigiose istituzioni internazionali - incisioni, libri e strumenti musicali dell'epoca che contrappuntano con la loro presenza quella suggerita nei quadri.

Capolavori assoluti - tra i quali Venere si diletta con amorino e musico opera di Tiziano prestata dal Museo del Prado, la Madonna col Bambino e due angeli musicanti di Piero di Cosimo della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, l'Angelo musicante di Rosso Fiorentino proveniente dagli Uffizi - e dipinti forse meno noti, presentati secondo criteri di qualità artistica, ma anche di eloquenza iconografica, sono divisi in sei sezioni.

La prima, che riguarda il rapporto diretto tra pittura e musica, spazia dalla raffigurazione di una serie di ritratti di musicisti nell'atto di suonare i più diversi strumenti - con un confronto diretto tra gli strumenti dipinti e quelli reali della stessa epoca - alla rappresentazione allegorica della musica quale arte d'ispirazione intellettuale o divina.

Nella seconda, invece, attraverso trattati e incisioni viene indagata la questione delle origini della musica e dei suoi inventores nella tradizione medievale fino al Rinascimento. Ecco allora apparire i personaggi mitici come Apollo ed Orfeo, con le loro drammatiche vicende che ispirano i pittori nella creazione di opere poetiche o drammatiche, a seconda della scelta dei momenti narrativi.

La terza sezione è dedicata alla musica nell'Antico e nel Nuovo Testamento e i protagonisti delle tele sono Davide che, calmando le angosce di Saul con il suono della sua cetra, rivela le doti terapeutiche della musica; la musica celeste, percepibile attraverso la musica degli angeli che accompagnano la Natività di Cristo, le Sacre Conversazioni e le rappresentazioni della Vergine col Bambino; e Santa Cecilia, diventata patrona della musica.

Le ultime tre sezioni trattano dei temi musicali profani rielaborati nel corso del Cinque e Seicento.
Ecco allora che la lirica petrarchista, i dialoghi, i trattati e i romanzi d'amore individuano nella metafora musicale il mezzo migliore per descrivere e veicolare il messaggio d'amore. Ma, soprattutto nella cultura e nell'arte figurativa al nord delle Alpi, emerge come nella musica sia insita anche una certa pericolosità, perché viene considerata una forza ambivalente: non solo fonte di armonia e bellezza, ma anche seduttrice che spinge al peccato.

La quinta sezione illustra la gioia di fare musica in "scelta compagnia", cioè insieme. Sfilano così le rappresentazioni di gruppi di musici più diversi, dal cortese - come raffigurato nel concerto de Le tre musicanti del Maestro delle mezze figure femminili - al borghese, fino ai contadini e ai mendicanti (di cui uno splendido esempio è il dipinto straordinario Lite tra musici e mendicanti di Georges de La Tour prestato dal Getty Museum di Los Angeles) nei quali si colgono allusioni allegoriche.

Infine, la natura morta musicale costituisce l'epilogo della mostra in una sorta di trionfo della pittura sulla musica che diviene un suono ammutolito. Libri, clessidre, sfere armillari e strumenti musicali abbandonati e impolverati acquistano un'importanza speciale nelle rappresentazioni moraleggianti della Vanitas: emerge così non soltanto la fugacità della musica, ma anche la musica resa muta all'interno della vanità di tutte le cose del mondo.

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Skira).

(a cura di Caterina Vagliani)

 

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