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Cinquecento veneto
Dipinti dall'Ermitage

Allestita presso il Museo Civico di Bassano del Grappa, in collaborazione con il Museo Statale dell'Ermitage di San Pietroburgo, Cinquecento veneto è una mostra completa e preziosa per la qualità dei dipinti esposti tra i quali ne figurano alcuni appartenenti anche ad autori meno noti del panorama artistico rinascimentale italiano. Giorgione, Tiziano, Lotto, Cima da Conegliano, Tintoretto, Jacopo Da Ponte detto il Bassano e tutta la famiglia dei Da Ponte sono tra i più importanti artisti presenti.

Risultato di un intenso e vivace scambio culturale tra il museo italiano e quello russo, questa manifestazione rappresenta per gli studiosi e gli appassionati d'arte un'occasione senz'altro unica per confrontarsi con alcune opere dei più grandi artisti della pittura del XVI sec. a Venezia e nel suo entroterra.
Essa raccoglie infatti quadri appositamente restaurati e per la prima volta esposti in Italia, propone nuove e interessanti attribuzioni che hanno permesso di rivalutare anche autori finora meno noti.

Un'occasione, quindi, per apprezzare e rivivere le leggere e intense atmosfere ricreate dai ritmi dei tratti delle figure e dall'imperiosità del colore dominante soprattutto negli elementi paesaggistici: come piccole schegge sparse su di un grande specchio, la Repubblica di San Marco, così le opere in mostra nel loro insieme riflettono il fenomeno artistico di nome Rinascimento veneto.

In mostra, infatti, si possono ammirare capolavori nei quali i tratti, le linee e le tecniche artistiche rinascimentali permettono di comprendere i modi di sentire e rappresentare l'uomo e la natura in completa armonia tra loro così come era in quell'epoca: centralità indiscussa alla figura umana, dunque, accanto alla riscoperta in chiave naturalistica dell'elemento paesaggistico e all'inserimento di elementi architettonici dell'epoca come elementi di riferimento per lo sviluppo della prospettiva (esemplari per questi aspetti sono la Madonna con il Bambino in paesaggio di Giorgione e la Madonna con il Bambino di Cima da Conegliano).

Una Sacra Conversazione di Bonifacio Veronese, la cui paternità era una volta attribuita a Giorgione, è esposta per la prima volta in Italia ed è stata scelta come simbolo della mostra: si tratta di una composizione armonica, equilibrata e simmetrica, in cui i protagonisti con i loro volti e attraverso le loro gestualità ricreano un'unica armonia spirituale e psicologica.
Altrettanto nuova per il nostro Paese e sempre del medesimo autore è anche L'adorazione dei pastori: collocata in ambiente campestre è simbolo chiaro ed esplicito della perfetta sintesi e concretizzazione di un Sublime Ideale in scene e momenti di vita comune; in essa non possono non passare inosservati la pastosità del colore, l'espressività dei volti dei pastori da cui emergono in modo spiccato le loro individualità e i riferimenti architettonici che svelano la prospettiva.

L'argomento sacro è presente anche in altre due opere i cui autori sono Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto. Di quest'ultimo segnaliamo San Giorgio uccide il Drago che, grazie ai significativi interventi di restauro effettuati dal 1997 al 2000, ha riacquistato le tonalità di colore e i tratti delle figure originari: sprazzi freddi e argentei come ottimi contrasti con ombre nere, macchie di madreperla rosa-celeste per le scaglie del drago e pennellate di bianco e rosa per il mantello del Santo e le figure presenti sul fondo della scena.

Punte di diamante della rassegna sono anche la Sacra Famiglia con Santa Giustina di Lorenzo Lotto restaurata per l'occasione e famosa per la raffinata ed elegante scelta coloristica; un Autoritratto di Domenico Capriolo e il celebre Ritratto di fanciulla con cappello piumato di Tiziano.

(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra edito da Skira)

(a cura di Antonella Stella Poli)

 

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