Una
serie di circa venti ritratti, realizzati nel secolo appena
trascorso, che costituiscono uno specchio metaforico in cui
si riflette il rapporto tra lartista e il suo mecenate,
inteso come persona che lo stima e con cui si confronta nella
sua attività.
"Mecenati
e pittori". Il titolo della mostra varesina è
preso a prestito da un celebre libro dell'inglese Francis
Haskell che, tra i primi, ha avuto il merito di evidenziare
l'importanza della cultura e del gusto della committenza
nell'arte barocca italiana. Non si tratta però di
una mostra sulla pittura del Seicento, quella che ci apprestiamo
a gustare in questa visita virtuale, bensì sulla
ritrattistica del Novecento, da Boccioni a Warhol, come
recita il sottotitolo.
"Mecenati
e pittori". Ovvero, l'opera d'arte, fin dalla sua origine,
in qualsiasi epoca e temperie culturale, non è mai
un monologo, bensì un dialogo, che si instaura tra
chi la realizza e chi la commissiona, spesso dando all'artista
delle direttive, o ne fruisce. In particolare il ritratto
si offre spesso come specchio metaforico in cui si riflette
il rapporto tra l'artista e le figure che lo sostengono,
con cui si confronta nella sua attività, con cui
si stabilisce una "affinità elettiva" grazie
alla condivisione di idee e ideali.
La
storia del ritratto ha origini antiche quanto l'uomo. La
nascita della ritrattistica, come genere caratterizzato
da una precisa valenza culturale, avviene però con
l'Umanesimo e il Rinascimento, quando il ritratto dei Signori
si affianca alle "gallerie" di uomini illustri
- si pensi ad esempio allo studiolo di Federico di Montefeltro
a Urbino - in contesti celebrativi e di conservazione della
memoria.
La nascita della fotografia, nel XIX secolo, ha stravolto,
nel giro di pochi decenni, la secolare storia della ritrattistica.
La nuova invenzione infatti ha permesso di fissare le immagini
per tramandarle con una capacità intrinseca di somiglianza,
una presunta obiettività, in tempi così brevi
e a costi così contenuti da costituire una rivoluzione
che ha necessariamente condizionato l'evoluzione della pittura.
Il
mezzo meccanico aveva sostituito la mano dell'artista nella
riproduzione del reale, anche se non si deve dimenticare
che, anche dietro l'obiettivo fotografico, c'è sempre
una mente che esercita una scelta e un giudizio. Di conseguenza,
le arti tradizionali iniziarono a negare la dipendenza esclusiva
del loro significato dal mondo naturale, rivendicando l'importanza
e l'autonomia dei propri modi espressivi e della propria
tecnica, aprendosi a sperimentazioni di materiali e metodologie
nuove e prima improponibili.
Queste
sono alcune delle ragioni per cui il ritratto rappresenta,
nell'arte del Novecento, una delle sfide più significative
e decisive. Interlocutori primari degli artisti sono i mecenati,
amici, collezionisti o mercanti che percorrono strade simili
e parallele. Proprio a loro sono dedicati molti ritratti
e, questo gioco di specchi, di intrecci e rimandi è
stato scelto come filo rosso di un'esposizione piccola ma
ricercata, intrigante e tutta da scoprire.
Un
celebre direttore d'orchestra come Arturo Toscanini può
essere ricordato nel momento cruciale della sua carriera,
fiero e incombente in un busto marmoreo grande il doppio
del naturale, pesante due quintali, realizzato nel 1923
da Adolfo Wildt. Ma la sua memoria può anche essere
tramandata grazie allo sguardo intimo del mercante e pittore
Vittore Grubicy, che coglie il musicista nel momento più
alto di umanità, il ricordo della morte del giovanissimo
figlio. Carlo Carrà ritrae Tommaso Marinetti poco
dopo la stesura del Manifesto dei pittori futuristi,
per esprimere l'amicizia e il sodalizio artistico che li
legava. In seguito il dipinto fu donato da Marinetti all'amante,
la marchesa Luisa Casati, femme fatale di inizi Novecento,
eccentrica, spregiudicata, amata, tra gli altri, anche da
Gabriele D'Annunzio. Spinta dal desiderio di "essere
un'opera d'arte vivente", e da una buona dose di narcisismo,
la marchesa aveva commissionato circa centotrenta ritratti
ad altrettanti artisti. Ma il suo preferito era quello eseguito
dal giovane Man Ray, che la fotografa come "stralunata
baccante, creatura percorsa da brividi sanguigni, generati
dai battiti del cuore tali da scomporne il volto" come
lei stessa entusiasticamente descrive il lavoro del fotografo.
Ci
si può divertire in questo gioco di intrecci che
lega tra loro personaggi interessanti e di assoluto spicco
nella vita culturale e artistica di inizi Novecento. Ad
esempio, seguendo il filo rosso che lega la Casati a Gilbert
Clavel e a Fortunato Depero, entrambi conosciuti nei circoli
culturali di Capri. Proprio durante il soggiorno nell'isola,
Depero esegue un superbo ritratto di Clavel, che ben esemplifica
la situazione che si instaura tra artista e committente
in situazioni privilegiate. Il medesimo artista, una trentina
d'anni più tardi, esegue anche il ritratto di Gianni
Mattioli, donandogli l'opera come tributo di amicizia, come
testimonia la presenza simbolica dell'armadillo.
Tre
superbi ritratti in bronzo, opera di Arturo Martini, testimoniano
gli esiti altissimi a cui può arrivare la ritrattistica
supportata da una personale e profonda conoscenza del soggetto,
come nel caso dei grandi collezionisti milanesi Lamberto
Vitali, Emilio Jesi, Riccardo Jucker.
La
rassegna, senza la pretesa di tracciare un profilo esauriente
sulla ritrattistica del Novecento, ma con il desiderio di
offrire spunti di lavoro o di riflessione, si conclude con
il ritratto del collezionista milanese Claudio Monzino,
eseguito da Andy Warhol, secondo le sue complicatissime
tecniche consuete che, avvalendosi della fotografia, mettono
in crisi la ritrattistica tradizionale. Dal 1972 l'affermato
artista pop si dedica con assiduità al genere del
ritratto, eseguendo dai cinquanta ai cento lavori ogni anno.
Era infatti convinto che "di non aver mai incontrato
una persona che non si potesse dire bella. Tutti sono belli
a un certo punto della loro vita. Solitamente in misura
diversa".
(Tutte le immagini sono tratte dal catalogo della mostra
edito da Skira)
(a
cura di Serena Colombo)
E ANCORA IN SAPERE.IT

|